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Scuole d'Abruzzo: il piano non si esaurisce con il decreto 61. Spetta agli enti attuatori dimostrare la loro capacità di spesa

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di Redazione - 09/06/2011

“Il Piano ‘Scuole d’Abruzzo – il Futuro in Sicurezza’ è solo un ulteriore passo verso la messa in sicurezza degli edifici scolastici della nostra Regione e non esaurisce le possibilità di rispondere ad ogni altra esigenza proveniente dal territorio: se gli enti attuatori saranno bravi a spendere le risorse disponibili potremmo di nuovo bussare alla porta del Governo nazionale ed avere così la straordinaria possibilità di rendere sicure, moderne e funzionali tutte le scuole dell’Abruzzo”. Ad affermarlo il Commissario Delegato per la Ricostruzione e Presidente della Regione Abruzzo anche per rispondere alle richieste e sollecitazioni venute dagli amministratori locali. Gli interventi contenuti nel piano sono stati individuati attraverso l’esame delle schede di rilevazione inviate dagli enti in base al decreto del Commissario Delegato n. 2 del 15 luglio 2009, grazie alle risultanze agli atti del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche e alle istanze formulate dagli enti proprietari dalla data del sisma del 6 aprile 2009 alla data di sottoscrizione del Decreto Commissariale n. 61. Nonostante la considerevole dotazione finanziaria del piano, consistente in 196 milioni di euro di fondi CIPE e 25 milioni di cofinanziamento da parte degli enti proprietari, è stato necessario stabilire alcune priorità cui seguiranno ulteriori piani di messa in sicurezza finanziariamente sostenuti dalle economie derivanti dalla validazione dei progetti per gli interventi di cui al decreto n. 61, dai ribassi d’asta e dalla richiesta di integrazione al Governo della iniziale somma stanziata (delibera CIPE 47/2009) pari a 226 milioni di euro. Il piano, pertanto, prevede prioritariamente l’esecuzione di quegli interventi sugli edifici scolastici localizzati nelle zone sismiche maggiormente a rischio (zona 1 e zona 2) con minore impegno per i comuni del cratere che, da un lato, hanno già beneficiato delle opere eseguite in base al primo piano di messa insicurezza (30 milioni di euro per 70 edifici scolastici interessati) e del piano MUSP (100 milioni di euro) e, dall’altro, possono beneficiare per la ricostruzione delle scuole dei fondi generali stanziati dal “decreto Abruzzo” e dalla delibera CIPE 35/2009. Per la città dell’Aquila, ad esempio, oltre ai fondi stanziati con il decreto n. 61, è stato richiesto al CIPE, con la proposta del II piano stralcio a favore degli edifici pubblici, il finanziamento della ricostruzione del Convitto Nazionale, per 22,5 milioni di euro, e del Conservatorio di Musica di Collemaggio per 18,2 milioni di euro, e le esigenze di graduale sostituzione dei MUSP, nonché quelle di mera ricostruzione degli edifici scolastici, potranno essere soddisfatte a valere sulle ulteriori somme che il CIPE potrà destinare per coprire lo stanziamento previsto dal “decreto Abruzzo” a favore delle scuole (che non si esaurisce nell’attuale dotazione di 226 milioni di euro) ovvero a valere sui fondi generali della ricostruzione. Medesimo discorso può essere fatto per tutti gli altri comuni del cratere. “Le mie strutture – evidenzia ancora il Commissario – sono pertanto a disposizione per esaminare ogni ulteriore esigenza che riguarda i comuni del cratere, ma anche quelle dei restanti comuni dell’Abruzzo che dovranno comunque dimostrare la sussistenza di danni, il nesso di causalità degli stessi con il sisma del 6 aprile 2009 e l’effettiva destinazione degli edifici oggetto degli interventi ad uso scolastico” . Tali requisiti, infatti, saranno ora verificati anche per la validazione degli interventi proposti e approvati con il decreto n. 61.